Irritabile

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Irritabile. E non parlo del mio colon, che ha anche i suoi acciacchi.  Parlo proprio di me. Avevo aspettato con grande gioia settembre. Il settembre dei nuovi inizi, il settembre delle grandi prospettive. Tuttavia, mi sono resa conto che non mi va di ricominciare. Non mi va di rimettermi di nuovo in gioco per subire poi un’altra delusione. Vorrei rimanere qui, ferma, ma so che non mi fa bene e non è neanche nella mia indole. Dopo aver sognato in Italia che “Düsseldorf è la mia casa”, vengo qui e non ne sono così sicura. O, meglio, sì, questa è più casa mia di quanto lo sia l’Italia, probabilmente. Ma una casa non ce l’ho, non ce l’ho più, forse non l’ho mai avuta. Forse sono uno spirito libero, come mi hanno scritto recentemente su Facebook. Il guaio è che ho bisogno di continui stimoli e se non li ho mi sento persa o annoiata.

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L’idea di ricominciare mi mette male, ma dovrò farlo, la vita è così. Probabilmente dovrò tirarmi su, da sola, come faccio sempre. Con la tedesca ho fatto pace, ma chissà. Forse è una pace finta, perché mi ha solo detto: “poi vediamo.” Ma vediamo che? Sono due mesi che non ci incontriamo! Il giorno del mio compleanno mi ha invitata al suo, di compleanno. Un invito da agosto per ottobre. Bene. Le ho solo risposto: “vedrò”. Ma so che darei l’anima per lei, quindi non mi sognerei mai di mancare il giorno del suo compleanno. In ogni caso, quando mi sono incontrata con le ragazze dello Stammtisch dopo essere tornata, ho pianto davanti ai suoi occhi e le ho detto Ich hab dich vermisst. E di conseguenza ho pianto davanti a tutte, che si saranno chieste: “Ma che è ‘sto dramma?” Ci ho fatto l’abitudine, ad essere drammatica. Quindi vedremo, faremo, scopriremo.

In compenso, a parte i drammi ho fatto un giro a Francoforte, che mi ha fatto un gran bene. Chiamo i miei viaggi “giri”, “viaggi” o “camminate ignoranti”. Cerco una città che possa interessarmi, prendo il FlixBus e via, leggo su internet cosa c’è da visitare in quella città. Mi segno tutti i luoghi di interesse. Se mi va bene riesco a vederli tutti. Il più delle volte, però, mi piace semplicemente vagare per la città. Perché se il posto mi ispira, ci arrivo automaticamente ai luoghi più importanti. Chissà perché.

A parte il viaggiare sono tornata battagliera. Ho una gran voglia di attivismo. Ho voglia di femminismo, ma che posso fare? Qui sembrano tutti morti. Del femminismo non ce n’è più bisogno? Secondo me sì, pure in Germania. In Italia di più, ma vabbè.
Per adesso meglio che mi chiuda nel mio mondo, fatto di sogni, libri, femminismo, gatti e cose carine e coccolose.

 

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Sono una casinista?

volcano-2447977_1920Se luglio voleva dire esami, agosto vuol dire ritorno a casa. Ora più che mai ho bisogno di staccare, di godermi un po’ della tranquillità casalinga che tanto mi sta a cuore. Mi manca il calore degli abbracci dei miei amici, la quotidianità fatta di risate e giochi idioti in compagnia di mia sorella, le discussioni interessanti con mio fratello. Mi manca mia madre che mi parla periodicamente del suo lavoro. Mi manca mio padre con le sue battute un po’ stupide. Mi manca lamentarmi del caldo e lamentarmi perché non funziona nulla. Mi manca Napoli, il suo abbraccio caldo non appena mi vede. Mi manca il mare, il sapore della pizza, quella vera, un caffè fatto con la moka. Mi manca sentirmi strana, diversa dagli altri, lì come qui. Mi manca lamentarmi della gente troppo appiccicosa. Mi manca camminare per le strade del centro storico di Napoli e sapere che siamo tutti parte della stessa famiglia. Mi manca tutto questo. E, ora più che mai, sento di averne bisogno.

Credo di aver fatto un errore, un casino (ma chi non ne fa?) ed è più di un mese che la famosa “tedesca”, alias Anne, non mi parla più. O, meglio, se le scrivo mi risponde ma in modo distaccato. Ho trascorso un periodo a colpevolizzarmi e a darmi contro, poi mi sono detta: “No, non è giusto. Avrò fatto un errore ma non merito questo trattamento.” In compenso sono successe tante cose belle. Ho superato gli esami senza problemi, ho delle Kommilitoninnen fantastiche e che mi vogliono bene, Orphan Black è giunto alla sua fine (sigh!), ho prenotato tre gite di un giorno a settembre e ho scritto metà dello Studienarbeit che devo consegnare ad ottobre. Mi sono innamorata (ebbene sì!) ed anche se non sono ricambiata né verrò mai ricambiata, sono contenta di essere riuscita nuovamente a provare qualcosa per qualcuno. Qualcosa di forte, di autentico, di sincero. Agosto è il mio mese, il mese del mio compleanno. Quindi, ora più che mai voglio dedicarmi a me, ai miei progetti. Voglio sorridere e godermi questa pausa che sono sicura mi farà bene!

Un vuoto nel cuore…

 

Vi ho promesso che vi avrei parlato di lei e lo faccio, a modo mio, lasciandovi due video (di cui uno realizzato da Zaira) e due piccoli testi scritti per lei:

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Voglio ricordarti così, con il sorriso sulle labbra, stretta fra le mie braccia. Voglio ricordare le nostre conversazioni stupide, il nostro parlare al telefono fino alle tre del mattino. I nostri discorsi profondi. Mi sono innamorata della tua mente complessa, di tutto di te. E ti terrò sempre nel mio cuore. Il 2 giugno del 2017 la vita ha deciso di portarti via da me, ma tu sei ancora qui e sarai sempre qui. Vivrai nel ricordo delle persone che ti hanno veramente amata ed io, piccola, ti ho amata davvero tanto. Ho sperato di rincontrarti, adesso che eravamo entrambe in Germania, ma sono già contenta che siamo riuscite a risentirci per telefono. Sei la persona più dolce e bella che io abbia mai conosciuto. Una delle ultime cose che ti ho detto è che sei speciale e che mi hai sempre fatta impazzire. Avevi tanto da vivere mia piccola Zaira. Avevo immaginato per te una vita felice. So che ce l’avresti fatta, perché, a differenza mia, avevi il coraggio di affrontare le tue paure. Voglio che tu sia un esempio per me. Voglio tornare a mostrare la mia dolcezza e la mia fragilità, senza alcuna paura. Proprio come te. L’ultima cosa che posso fare per te, a parte ricordarti per sempre, è essere me stessa. Te lo devo. Grazie di tutto quello che mi hai fatto vivere.
Una parte di me sarà sempre tua e ripenserò a te con dolcezza.
Riposa in pace, tesoro mio. 
Tua Flavia.

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Mi sembra un secolo fa, un’eternità, eppure è successo la settimana scorsa. Cercavo un significato fra le righe che scrivevi, nei tuoi sorrisi timidi e pieni d’amore. E adesso eccomi qui a cercare un senso alla tua morte. Alcune persone non direbbero “è morta” ma “è andata via”. Io so, però, che tu non saresti mai andata via. Mai mi avresti abbandonata in questo bosco spaventoso e senza via d’uscita che è la vita. Mai avresti pronunciato un addio. Ci siamo dovute salutare, nostro malgrado, ma mi piace immaginarti ferma in un attimo infinito col sorriso sulle labbra. […]  Chissà se dopo la morte non si sente che pace. Io ho sempre immaginato che i morti dormano per sempre. Allo stesso modo mi sono immaginata dormiente nei primi anni di vita. Questo perché non ricordo cosa mi sia successo. Mi piace pensare di aver iniziato a vivere soltanto dal momento in cui ho ricordi. A volte non so distinguere, però, gli incubi dalla realtà. Mi ricordo che avevo quattro anni o forse tre, e due gemelle perfide avevano buttato tutti i pastelli a terra e mi avevano costretto a raccoglierli. I miei ricordi d’infanzia, no, non sono belli. Ho sempre sentito il peso della vita, mi ha accompagnata per così tanto tempo. A volte ancora lo sento, cara Zaira, così come lo sentivi tu, che avevi poca fiducia in te stessa. Ci sono degli attimi, però, in cui provo quella pace di cui ti ho accennato, quella pace costante in cui sei sprofondata, ferma in un attimo eterno di cui sei una parte ed il tutto. Voglio tenere vivo il tuo ricordo, alla ricerca di un equilibrio non più precario, lungo la strada verso questa serenità infinita che m’attende in silenzio.

Il dolore della perdita di un’amica stretta, di una delle persone più importanti della mia vita non può essere resa a parole. Non credevo che potessi perderla così, da un giorno all’altro, ma purtroppo è stato così. E, alle mie difficoltà di expat, si è aggiunto anche questo vuoto nel cuore che dovrò piano piano superare con la consapevolezza, però, che lei sarà sempre in qualche modo con me.

P.S. Vi consiglio di visitare anche il suo blog che forse, più di me, è in grado di dare un’idea della bellissima persona che Zaira era ed è.

E così venne Luglio…

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E si beve anche stavolta…

Stamattina mi sono svegliata con un primo pensiero.

“Ma chi cazzo è questa che dorme a fianco a me?”

Sì, ieri ho bevuto troppo ancora una volta ma per una buona causa: l’approvazione del matrimonio egualitario in Germania. E ho anche fumato un paio di sigarette, ma non ditelo a mia madre, altrimenti mi uccide. Ebbene sì, quando si hanno amiche femministe, queer o semplicemente di sinistra, non è raro che ti trascinino a questi eventi e si sa che per me ogni occasione è buona per festeggiare, da vera italiana come sono.

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Io e il mio amore per gli arcobaleni

Oggi, però, mi sono svegliata con un’ulteriore consapevolezza, ovvero che già siamo a luglio e luglio significa esami, estate (forse) e soprattutto mi fa pensare “Cavolo, questo diavolo di tempo passa così in fretta!” Essendo a luglio ho pensato, dopo il mio post molto generico, di parlare più in dettaglio di cosa mi è successo finora in questa città e, soprattutto, cosa ci faccia in generale qui. Aprile è stato un mese strano perché ho vissuto una ventina di giorni in hotel finché il 2 maggio non mi sono trasferita in studentato, dove tuttora vivo. Le mie colleghe (chiamerò colleghe le mie compagne di università, perché come parola mi piace di più) hanno già imparato che, nonostante viva qui, sono capace di presentarmi a lezione sempre con quei 5-10 minuti di ritardo, perché…beh, non lo so perché, ma io e il tempo proprio non andiamo d’accordo. Ho una coinquilina armena super gentile e disponibile con me che a confronto io mi sento un’asociale e l’affitto non è poi così caro. La zona mi piace, mi sento immersa nella natura ma il centro lo si raggiunge bene con i mezzi. Aprile è volato fra l’inizio dei corsi e qualche faccenda burocratica. Lo stesso aprile ho conosciuto Anne, da me all’inizio soprannominata semplicemente “la Tedesca” perché in effetti era l’unica tedesca della città con cui fossi in contatto. Grazie a lei e frequentando uno Stammtisch, ho iniziato a conoscere sempre più gente e ad avere una vita sociale. Amburgo mi aveva fatto perdere ogni speranza. Credevo che fosse un’impresa impossibile allacciare i contatti con i tedeschi, ma qui, in qualche modo, anche se forse ancora non ho amici degni di questo nome, conosco persone e persone con cui vado d’accordo. Per loro probabilmente sono un gradino sotto a Freundin ma molti gradini sopra a Bekannte e per ora mi va benissimo così. Io che, invece, sono italiana, considero tutti miei amici a priori, a meno che non mi si stia sulle ovaie. Maggio è stato pazzo, letteralmente. Fra serate in discoteca, sesso, gitarelle, incontri vari, sesso (l’ho già detto vero?) mi sono accorta di avere una vita sociale e che questa vita sociale include me e persone tedesche. Neanche il tempo di riflettere più di tanto e che si è presentato giugno che mi ha portata da uno stato di “ma sì, sono giovane, fatemi divertire” a “sono in una fase artistica in cui mi va solo di scrivere” per poi giungere a “sono in lutto per la perdita di una delle persone più care della mia vita” fino a culminare nella attuale fase di “non ho voglia di vedere esseri umani”, che definirei “fase asociale”. Ogni tanto ho questi periodi in cui mi piace trascorrere più tempo con me stessa che con altri. Ma veniamo alle cose belle di giugno. Una delle cose migliori a mio avviso è stata la finale del poetry slam dell’università, in cui ha gareggiato, fra gli altri, anche una mia prof. Sono contenta di aver condiviso questo momento con le mie colleghe, mi ha fatto sentire parte di una comunità e inutile dire che la prof è stata bravissima, mi ha fatta morire dal ridere e, soprattutto, mi è stata d’ispirazione. Mi ha ricordato che mettersi in gioco è la chiave di tutto, indipendentemente dal risultato.

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Questo è un sunto, più disorganizzato che mai, di ciò che è successo in questa bella città del Nordrhein-Westfalen. Per quanto riguarda, invece, il mio studio, frequento un master del dipartimento di Italianistica, che prevede lo studio di linguistica comparata, traduzione e media. Per ora sono soddisfatta anche se, c’è da dire, ho frequentato soltanto un semestre. Il rapporto con i docenti e le colleghe è eccezionale, anche se non sono mancate difficoltà e stress vari, ma comprensibili. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso e penso che, nonostante sarebbe stato più semplice studiare in Italia, sicuramente questa esperienza mi farà crescere e mi darà una marcia in più. E, last but not least, darà una marcia in più al mio tedesco. Sotto sotto, un po’ tedesca lo sono anch’io, no? O almeno ci provo…

P.S. Se volete vedere l’Heinrich-Heine Slam 2017, date un’occhiata qui. A partire dal venticinquesimo minuto, c’è anche la prof! Vi consiglio, in ogni caso, di vedere il filmato fino alla fine!

Düsseldorf e come la mia vita sia cambiata (in meglio)

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So bene di esser stata assente per un po’ ma non mi sono dimenticata di tutti voi, cari lettori. Qualcuno forse lo sa già, qualcun altro no, ma mi sono trasferita da un’altra parte della Germania e, precisamente, a Düsseldorf. Il mio progetto originario dopo la Laurea era di studiare in Germania, ma non è che avessi una meta precisa. Ho orientato la mia ricerca in base al semestre d’inizio (Sommersemester) e i miei interessi. Dopo una Triennale in Lingue e letterature straniere, mi sarebbe piaciuto concentrarmi di più sulla linguistica e la traduzione piuttosto che sulla letteratura che, benché mi piaccia, ho sempre trovato piuttosto poco “concreta” e aperta a troppe interpretazioni diversificate. Credo che la letteratura non sia fatta per essere studiata ma solo letta ed interpretata. Tuttavia, il processo di interpretazione è piuttosto personale, a mio avviso. Io potrei leggere qualcosa in un’opera, mentre un’altra persona potrebbe averne una percezione totalmente differente. Ma…bando alle ciance! Durante la mia ricerca, mio fratello mi spinge a tenere in considerazione la Heinrich-Heine Universität di Düsseldorf. Con mia somma gioia lì trovo un Master davvero interessante, di cui vi parlerò magari più in dettaglio in un altro post. Mi decido a fare domanda e mi arriva una lettera di preselezione a novembre dello scorso anno, che mi dice che sono idonea e che avrei dovuto semplicemente recuperare dei crediti mancanti per la durata del Master. Di lì, direte, qualsiasi persona normale avrebbe iniziato a studiare per prendersi un certificato linguistico e invece no! Mi decido che mi va di fare un’esperienza diversa dal semplice studio e mi metto a cercare uno stage all’estero. Inizialmente avrei voluto recarmi in Spagna, perché avevo fatto un corso di spagnolo e pensavo di poterlo migliorare in qualche mese di permanenza lì, ma l’ironia del Destino mi ha portata ad Amburgo. Nonostante le 40 ore di lavoro settimanali, un corso di lingua generico che alla fine non mi è servito a un bel niente, i weekend sulla Reeperbahn dove, nella maggior parte dei casi, mi sfasciavo di alcol e basta, fra prostitute, feste queer, in compagnia di E., che come me ha letto Carla Lonzi, mi sono decisa a marzo a prendere la certificazione linguistica (TELC C1 Hochschule). E, incredibile ma vero, ce l’ho fatta!

 
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Dopo un periodo di continuo spostarsi tra Amburgo e Düsseldorf, mi sono trasferita definitivamente qui il 18 aprile di quest’anno. E la mia vita è cambiata totalmente. In meno di due mesi ho vissuto tantissime cose e ho conosciuto tante persone, prima fra tutte Anne, una tizia tedesca che mi ha  introdotta in poco tempo in vari gruppi qui nella città e che ha 10 anni in più di me. In questi mesi ho riacquistato quel sorriso che avevo perso e ho capito che, forse, se mi impegno, posso integrarmi anch’io. Sono stata a manifestazioni, a vari eventi all’università (e non), ho ritrovato una cara amica, Teresa, che nel frattempo si era trasferita proprio qui. Ho frequentato un ragazzo per una settimana, ho capito che non era per me e la settimana ancora dopo ho capito di riuscire a rimorchiare alle feste. Credo che la mia vita sessuale abbia avuto un miglioramento notevole da quando sono in questa città. Ho persino riscoperto il mio lato artistico e mi sono messa in testa che pubblicherò un libro. In realtà, è anche successa una cosa brutta. Anzi, più che brutta. La settimana scorsa sono venuta a sapere della morte di una mia carissima amica, che stava studiando a Saarbrücken. Ancora oggi sono sconvolta e cerco di non pensarci. Ho stampato la nostra foto assieme, fra le altre, e l’ho appesa sulla parete della mia camera. Da quel momento in poi penso a lei, a migliorarmi, a non buttarmi giù per frivolezze, perché so che lei non lo vorrebbe. Ma, cari amici, vi parlerò in un post separato di lei e della bellissima persona che era e che è. Per ora mi limito a dirvi che questa città mi sta cambiando, mi sta spingendo all’azione, mi sta facendo capire che sto costruendo qualcosa. E, per la prima volta dopo tanto tempo, mi sento bene.

Quanto sei bella… Amburgo! 

Ebbene sì, vi direte: “Finora ci hai raccontato che questa città non fa per te e ora?” Non farà per me, non lo nego. Eppure, una cosa ho capito vivendo qui. Quando ero a Berlino e avevo visitato altre città tedesche, nessuna mi era apparsa bella come la capitale. Dopo aver vissuto ad Amburgo, questa città, che un anno prima avevo visitato e mi era parsa meno bella di Berlino, mi ha fatta innamorare. Allora sono giunta alla conclusione che quando vivi in una città ti ci innamori. C’è poco da fare.

​(Scritto in una decina di minuti sulla metropolitana.)
(28.03.2017)

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“Amburgo, come sei bella, accarezzata dai raggi del sole. Hai tutto un altro volto e la tua acqua risplende grazie alla luce. Mi hai accompagnata per questi tre mesi, mi hai tenuta per mano e fatta crescere. All’inizio pensavo che non mi trovassi a mio agio con te. Poi ho capito. Semplicemente sono diversa e quello che cercavo anni fa non è più lo stesso. Grazie a te sono maturata. Ho assunto un’altra forma. Proprio come te, adesso che ti bacia la primavera. Speriamo di rifiorire, io e te. Entrambe, perché ce lo meritiamo. Tu, perché sei una città bellissima. Io, perché, nonostante i difetti, ho un buon cuore. “

Perché andrò via da Amburgo

Mi rendo conto di non essere da tanto qui, saranno poco più di un mese e mezzo, ma probabilmente non ho trovato qui quello che cercavo. In ogni caso, voglio raccontarvi tutta la storia.

Ottobre 2016
Finalmente laureata. Due Erasmus alle spalle e uno stage in Polonia, mi sono ritrovata a dover prendere una scelta cruciale. Continuare a studiare in Italia o spostarmi da qualche parte all’estero? Dopo aver fatto domanda per studiare a Napoli, mi sono chiesta se lo volessi davvero. Mi ero fatta la tabella con tutti gli orari e sedi, avevo chiesto consigli ad altre ragazze che volessero intraprendere il mio stesso percorso. Tuttavia, quando è venuto il momento di recarmi effettivamente all’università, mi sono tirata indietro. Mi sono accorta di essere confusa, di non saper bene cosa volessi. L’opzione che mi faceva sentire più sollevata era l’idea di andare a studiare in Germania. Così, mi armo di santa pazienza e inizio a cercare dei corsi di studi interessanti ed affini alla mia personalità, ovviamente sempre nell’ambito delle lingue. Nel frattempo, in Italia, l’unica cosa che mi porta avanti e mi fa sentire meglio è un corso di spagnolo. Per il resto, mi sento annoiata, poco stimolata e piuttosto sola, anche se circondata di persone.

Novembre 2016
Prima di iniziare il mio studio in Germania ho pensato potesse essere utile fare uno stage all’estero, in modo da riempire quei mesi che mi avrebbero separata dalla laurea all’inizio dell’università in Germania (Aprile o Ottobre 2017). Avevo in mente di andare in Spagna, perché avevo già fatto un corso di spagnolo di un mese e mi avrebbe fatto comodo imparare una lingua in più. Però, ho trovato una buona opportunità ad Amburgo e mi ci sono catapultata. L’inizio? Gennaio 2017. Si prospettava per me (o almeno credevo!) un’avventura eccitante, un lasciarmi alle spalle quel periodo di noia italiano.

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Gennaio – Febbraio 2017
Ho iniziato la mia avventura il 7 Gennaio 2017. Sabato, alle sette di sera. Mi ritrovo finalmente ad Amburgo, finalmente in una città, pronta a vivere la mia avventura da expat!
Però, molte cose qui ad Amburgo non sono andate come mi aspettassi. Il rapporto con i colleghi è stato scarso o quasi nullo. Non che mi aspettavi chissà che, ma almeno una birra o un caffè ogni tanto dopo il lavoro mi avrebbe fatto piacere. Bene, sono quasi due mesi che sono qui e finora non si è presentata alcuna occasione del genere. Oltre a ciò, come avrete già letto probabilmente in questo post, mi sono capitate una serie di esperienze spiacevoli. Prima fra tutte, l’episodio della discoteca. Ammetto che sia stata colpa mia se ho bevuto troppo e mi sono sentita male, ma voi ve ne andreste mai a casa sapendo che la vostra amica è sparita da 4 ore? Invece no, nessuno mi ha cercata. Né la figlia della mia tandem, Farina, che avevo ospitato a casa mia, né E. Se ne sono andate tutte tranquillamente a casa. Quando ho ripreso coscienza erano poco prima delle sei del mattino e ho chiamato Farina. Mi ha risposto un’altra ragazza tedesca che avevamo conosciuto quella sera e mi ha detto che Farina sarebbe andata a dormire da lei. Se io non avessi chiamato, nessuno mi avrebbe avvisato. Per E. non ho la certezza che non mi abbia cercata, ma ho avuto conferma da lei che sapeva che non fossi con nessun ragazzo, perché l’ultima volta mi aveva vista da sola e poi ero sparita. Ora, chiunque in questa situazione, si preoccuperebbe. Esagero forse? Il giorno dopo, di nuovo in discoteca, mi sono sentita un po’ quella che fa la candela, perché E. aveva ben pensato di baciare M. ed allontanarsi per ore, lasciandomi sola con Farina, con cui giustamente non mi andava più di stare. A voi farebbe piacere ballare con una che se ne è strafregata delle vostre condizioni il giorno prima (oltre ad essere stupida e superficiale, ma questo è un discorso a parte)? Così quella sera me ne sono andata a casa bruscamente. Mi rendo conto di aver avuto una reazione esagerata, ma si sono sommati una serie di fattori e ad un certo punto non ce l’ho fatta più.
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Se inizio a raccontare le mie sventure, però, non la finisco più, per questo motivo elencherò schematicamente i motivi principali per i quali ho deciso di lasciare Amburgo:

  1. Brutta (o inesistente) relazione con i colleghi;
  2. nonostante abbia conosciuto tante persone, non ho trovato nessuno con cui mi sia trovata al 100% a mio agio;
  3. avevo aspettative troppo alte. Per me questo stage doveva essere l’occasione per fare qualcosa di diverso  e per godermi questa città, ma mi sono ritrovata a dover gestire mille cose e ad avere poco tempo per me;
  4. da quando sono qui soffro d’ansia e non sono MAI rilassata, cosa che non mi era mai successa né a Berlino né in Inghilterra né in Polonia;
  5. sono distante dalla persona che amo;
  6. persino al corso di tedesco mi sono sentita estraniata, perché ho conosciuto o persone troppo grandi per la mia età, con cui però mi sono trovata bene (40 anni) oppure persone della mia stessa età ma con cui non avevo niente in comune. Ovviamente l’età non è poi così importante per me, ma è difficile organizzarsi per un caffè o una birra una donna con due figli piccoli, non vi pare?
  7. per una ragione molto pratica: ad Aprile il mio contratto scade. Quali motivazioni ho per rinnovarlo? Sicuramente a livello professionale è una bella esperienza e non mi pento di averla fatta, ma a livello umano ho capito che qui ad Amburgo mi sento in gabbia;
  8. sono stanca di chi mi dice che Amburgo è bella e che valga la pena rimanerci. Sicuramente è stupenda e ha tanto da offrire, ma questa esperienza mi è andata male e al momento l’unico pensiero che mi fa star bene è andarmene da qui. Detto ciò, non credo che Amburgo sia necessariamente brutta o che non ci tornerò più. Anzi! Potrebbe essere che ci vivrò un giorno. Semplicemente questa esperienza non è stata totalmente positiva ma ci sono stati alti e bassi;
  9. è molto difficile fare amicizia, soprattutto con i tedeschi. Tutti i tedeschi simpatici che conosco delle zone non vivono direttamente ad Amburgo, ma in piccoli paesini dei dintorni. Rispetto agli amburghesi, li ho trovati molto più aperti e cordiali. Qui ad Amburgo mi sembra di essere “di passaggio” e che nessuno mi prenda sul serio.

Credo che la maggior parte dei motivi che ho elencato siano dovuti soprattutto alle mie alte aspettative. Questo perché ad Amburgo ci ero già stata una volta e mi aveva colpita in modo particolare. L’avevo presa in considerazione come città dove vivere e probabilmente costruire il mio futuro, ma questo periodo qui mi ha dimostrato che, per un motivo o per un altro, devo allontanarmi da Amburgo e provare qualcosa di diverso.

 

 

Le cose più assurde di Amburgo

Da quando sono ad Amburgo mi succedono cose strane, molto ma molto strane. Sarà che sono stata per lunghi periodi all’estero ma avevo uno stile di vita senza dubbio più tranquillo e ci sono sempre stata per motivi di studio e non per lavorare.

Da quando sono qui, sto vivendo dei weekend e delle giornate veramente pazzi e ancora oggi mi chiedo: “Ma cosa mi prende?” reeperbahn-1247042_960_720

Ma facciamo un bilancio di un mese intero.

In questo mese sono riuscita:

  • a deprimermi per via del lavoro e dei colleghi noiosi;
  • a visitare Brema, dove sono andata a trovare la mia tandem e la sua famiglia;
  • a superare la “depressione” per i colleghi noiosi e a conoscere nuova gente;
  • a fare un corso di tedesco serale che ho seguito tanto per, dato che non avevo mai tempo per fare i compiti;
  • a finire di vedere Humans (sì, ce l’ho fatta!);
  • a cadere per ben due volte (una volta ero in casa, una volta ero per strada);
  • a chiudermi il dito nella porta;
  • ad andare a sbattere con la testa da qualche parte lo scorso weekend.

Vi sembrano già abbastanza sfighe? Non conoscete il resto. Il peggio è stato lo scorso weekend. Venerdì sera, mi viene a trovare la figlia della mia tandem da Brema. Tutto ok, se non fosse che con il tempo non l’ho sopportata più. In ogni caso, siamo andati prima a casa di amici a bere un po’, poi in un bar/club vicino la Reeperbahn. Inutile dire che ero sfattissima. La cosa assurda è che sono sparita per 4 ore (ma io l’ho saputo solo dopo!). Per 4 ore hanno tentato di rintracciarmi sul cellulare e io non so che diavolo ho fatto per tutto quel tempo (probabilmente dormito). Alle 6 meno dieci del mattino riprendo coscienza e chiamo la figlia della mia tandem che, completamente noncurante delle mie condizioni, era andata a dormire da un’altra tizia tedesca. Sono tornata a casa e fin qui tutto ok, se non fosse che il giorno dopo i miei amici mi avessero detto che sono sparita per 4 ore. A quel punto mi sono preoccupata. Ho iniziato a pensare cose assurde, tipo che qualcuno mi avesse drogata e violentata o roba simile. Alla fine, ragazzi, nessuno mi ha violentata. E’ successo tutto nella mia testa. Quando ho scoperto di avere il ciclo ho fatto i salti di gioia!

Ma parliamo di sabato. Sabato ero scazzatissima con la figlia della mia tandem che, devo dirvelo, si chiama Farina, nome che può sembrare assurdo per noi italiani. Ho dato ancora più di matto quando E., un’altra mia amica, ha ben pensato di lasciarmi sola per ore con lei e di limonarsi Melody (sì, come quella di Doremì!). Sono tornata a casa troppo piena di rabbia, perché mi è sembrato di fare la candela e la serata era stata uno schifo in generale.

Al momento sono piena di lividi e di cerotti. Melody ce l’ha con me perché mi sono arrabbiata per sabato ed E., beh, non lo so, probabilmente pensa che sono egoista ed egocentrica. Della serie: come farsi degli amici e già perderli. Complimenti, Lily!

Ma questo è quanto per oggi. A breve scriverò un altro breve post di presentazione per chi non mi conoscesse già! Seguitemi e godetevi le mie (dis)avventure!

Perché questo blog?

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Ho sempre avuto la necessità di raccontarmi, non perché le persone che mi circondino non mi ascoltino, ma per avere un miglior rapporto con me stessa. Allo stesso tempo, penso che la mia esperienza di expat in Germania possa esserti utile per adattarti meglio ad un nuovo stile di vita e a nuove avventure.

In realtà, ho sempre amato i blog, in particolare quelli di expat. Prima di aprire questo blog ho avuto esperienza con gruppi Facebook, pagine Facebook e YouTube. Con le pagine Facebook ho un’ottima esperienza, ma allo stesso tempo mi manca il rapporto diretto con le persone e mi sembra di non avere un vero e proprio pubblico al quale indirizzarmi. Con i gruppi Facebook ho un’esperienza più negativa che positiva, per questo motivo ho deciso di darci un taglio. Quanto a YouTube…ovviamente ho un canale, ma sono una ragazza troppo timida per parlare davanti alle telecamere.

La scrittura è il miglior modo per parlare di me e parlando di me posso parlare di te, mio caro lettore. Perché, in fondo, c’è sempre qualcosa che accomuna tutti noi, per quanto siamo strani o, come mi piace dire, particolari. Noi esseri umani siamo proprio un mistero, non è così?

Se anche tu sei particolare, seguimi e leggi le mie pazze avventure!