Una tedesca radicale

[Sì tratta di un racconto di “fantasia”, chi vuole capire lo capisca].

È l’ennesima mattina che mi sveglio in un Paese di cui mi sento parte ormai da dieci anni. È l’ennesima mattina che guardo fuori dalla finestra e la natura mi sorride. Credo che siamo tutti figli della stessa terra. Eppure, alcuni tedeschi non sembrano pensarla così. Quando dico di sentirmi tedesca, mi dicono che non ho il diritto di dirlo, perché in realtà non sono nata in Germania. Sono cresciuta in una nazione in cui domina la cultura mafiosa, mi dicono, e tale cultura non potrò mai rigettarla del tutto. Farà sempre parte del mio vissuto, non si tratta di una breve parentesi del passato. Mi spiegano che appartengo ad un’altra razza, che i tedeschi hanno i capelli biondi e la pelle bianca e che questa è una realtà biologica. Dire di essere tedesca avendo i capelli castani è antitedesco ed antiscientifico. Parlo anche il tedesco, è vero, ma imitando i suoni ed arrivando ad un accento che non è più né italiano né tedesco. Imito la loro cadenza ma non potrò mai averla del tutto. “Sei italiana” mi ripetono e a me viene da piangere, perché io mi sento tedesca quanto loro, pur essendo consapevole di non essere nata e cresciuta qui. Altre persone mi rassicurano. Dicono che si tratta di un gruppo di persone che odiano e che non rappresentano affatto la Germania intera. Le chiamano IERG (Italian Exclusionary Radical Germans). Loro si difendono, invece, dicendo “ma noi siamo semplicemente tedeschi!” Quando discuto con loro ho paura abbiano ragione, che io non possa essere tedesca. Per essere tedesca dovrei rinascere, magari a Berlino, e avere i capelli chiari. Ieri sera sono uscita, mi andava di bere una birra. Nessun pub mi ha fatta entrare. Mi hanno detto: “Questo locale è solo per tedeschi.” Gli ho mostrato la carta d’identità e loro mi hanno indicato la città dove sono nata. Napoli. I miei dati anagrafici, dunque, mi avrebbero condannata per sempre? Per strada mi scappava la pipì, ho provato a cercare un bagno pubblico ma alla fine mi sono rassegnata e mi sono incamminata verso casa. I cartelli attorno a me recitavano: “Questo bagno è solo per tedeschi” oppure “vietato agli italiani”. Tornata a casa, mi son sentita sollevata. Finalmente avevo un po’ di spazio per me. D’un tratto, però, mi ha telefonato la padrona di casa. “Cara Flavia” mi ha detto, “da domani dovrai cercarti un nuovo appartamento.” “Perché?” ho replicato in un sibilo. Ormai non avevo neanche la forza di controbattere. “Non sei tedesca e io non affitto a non tedesche.” “Ma come? L’hai detto anche tu che sono tedesca! Vivo qua da dieci anni!” Nessuna risposta, ha riattaccato. Secondo alcuni, nulla mi renderà tedesca veramente. Mi dispero, piango, mi dimeno. Da domani avrò una nuova casa, o forse nessuna, ma continuerò a credere in me stessa e a credere che un po’ tedesca lo sono anch’io.

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2 pensieri su “Una tedesca radicale

  1. wandererina ha detto:

    Il primo sentimento che vivo leggendo queste righe è d’incredulità. Appena calmata, mi vien da pensare alle scene che vedo nella città in cui vivo, in questa Europa che visito; sono uguali, cambiano pochi superficiali elementi.

    Quello che mi dispiace davvero è che ne sei vittima.

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