E così venne Luglio…

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E si beve anche stavolta…

Stamattina mi sono svegliata con un primo pensiero.

“Ma chi cazzo è questa che dorme a fianco a me?”

Sì, ieri ho bevuto troppo ancora una volta ma per una buona causa: l’approvazione del matrimonio egualitario in Germania. E ho anche fumato un paio di sigarette, ma non ditelo a mia madre, altrimenti mi uccide. Ebbene sì, quando si hanno amiche femministe, queer o semplicemente di sinistra, non è raro che ti trascinino a questi eventi e si sa che per me ogni occasione è buona per festeggiare, da vera italiana come sono.

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Io e il mio amore per gli arcobaleni

Oggi, però, mi sono svegliata con un’ulteriore consapevolezza, ovvero che già siamo a luglio e luglio significa esami, estate (forse) e soprattutto mi fa pensare “Cavolo, questo diavolo di tempo passa così in fretta!” Essendo a luglio ho pensato, dopo il mio post molto generico, di parlare più in dettaglio di cosa mi è successo finora in questa città e, soprattutto, cosa ci faccia in generale qui. Aprile è stato un mese strano perché ho vissuto una ventina di giorni in hotel finché il 2 maggio non mi sono trasferita in studentato, dove tuttora vivo. Le mie colleghe (chiamerò colleghe le mie compagne di università, perché come parola mi piace di più) hanno già imparato che, nonostante viva qui, sono capace di presentarmi a lezione sempre con quei 5-10 minuti di ritardo, perché…beh, non lo so perché, ma io e il tempo proprio non andiamo d’accordo. Ho una coinquilina armena super gentile e disponibile con me che a confronto io mi sento un’asociale e l’affitto non è poi così caro. La zona mi piace, mi sento immersa nella natura ma il centro lo si raggiunge bene con i mezzi. Aprile è volato fra l’inizio dei corsi e qualche faccenda burocratica. Lo stesso aprile ho conosciuto Anne, da me all’inizio soprannominata semplicemente “la Tedesca” perché in effetti era l’unica tedesca della città con cui fossi in contatto. Grazie a lei e frequentando uno Stammtisch, ho iniziato a conoscere sempre più gente e ad avere una vita sociale. Amburgo mi aveva fatto perdere ogni speranza. Credevo che fosse un’impresa impossibile allacciare i contatti con i tedeschi, ma qui, in qualche modo, anche se forse ancora non ho amici degni di questo nome, conosco persone e persone con cui vado d’accordo. Per loro probabilmente sono un gradino sotto a Freundin ma molti gradini sopra a Bekannte e per ora mi va benissimo così. Io che, invece, sono italiana, considero tutti miei amici a priori, a meno che non mi si stia sulle ovaie. Maggio è stato pazzo, letteralmente. Fra serate in discoteca, sesso, gitarelle, incontri vari, sesso (l’ho già detto vero?) mi sono accorta di avere una vita sociale e che questa vita sociale include me e persone tedesche. Neanche il tempo di riflettere più di tanto e che si è presentato giugno che mi ha portata da uno stato di “ma sì, sono giovane, fatemi divertire” a “sono in una fase artistica in cui mi va solo di scrivere” per poi giungere a “sono in lutto per la perdita di una delle persone più care della mia vita” fino a culminare nella attuale fase di “non ho voglia di vedere esseri umani”, che definirei “fase asociale”. Ogni tanto ho questi periodi in cui mi piace trascorrere più tempo con me stessa che con altri. Ma veniamo alle cose belle di giugno. Una delle cose migliori a mio avviso è stata la finale del poetry slam dell’università, in cui ha gareggiato, fra gli altri, anche una mia prof. Sono contenta di aver condiviso questo momento con le mie colleghe, mi ha fatto sentire parte di una comunità e inutile dire che la prof è stata bravissima, mi ha fatta morire dal ridere e, soprattutto, mi è stata d’ispirazione. Mi ha ricordato che mettersi in gioco è la chiave di tutto, indipendentemente dal risultato.

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Questo è un sunto, più disorganizzato che mai, di ciò che è successo in questa bella città del Nordrhein-Westfalen. Per quanto riguarda, invece, il mio studio, frequento un master del dipartimento di Italianistica, che prevede lo studio di linguistica comparata, traduzione e media. Per ora sono soddisfatta anche se, c’è da dire, ho frequentato soltanto un semestre. Il rapporto con i docenti e le colleghe è eccezionale, anche se non sono mancate difficoltà e stress vari, ma comprensibili. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso e penso che, nonostante sarebbe stato più semplice studiare in Italia, sicuramente questa esperienza mi farà crescere e mi darà una marcia in più. E, last but not least, darà una marcia in più al mio tedesco. Sotto sotto, un po’ tedesca lo sono anch’io, no? O almeno ci provo…

P.S. Se volete vedere l’Heinrich-Heine Slam 2017, date un’occhiata qui. A partire dal venticinquesimo minuto, c’è anche la prof! Vi consiglio, in ogni caso, di vedere il filmato fino alla fine!

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