Un vuoto nel cuore…

 

Vi ho promesso che vi avrei parlato di lei e lo faccio, a modo mio, lasciandovi due video (di cui uno realizzato da Zaira) e due piccoli testi scritti per lei:

06/06/17
Voglio ricordarti così, con il sorriso sulle labbra, stretta fra le mie braccia. Voglio ricordare le nostre conversazioni stupide, il nostro parlare al telefono fino alle tre del mattino. I nostri discorsi profondi. Mi sono innamorata della tua mente complessa, di tutto di te. E ti terrò sempre nel mio cuore. Il 2 giugno del 2017 la vita ha deciso di portarti via da me, ma tu sei ancora qui e sarai sempre qui. Vivrai nel ricordo delle persone che ti hanno veramente amata ed io, piccola, ti ho amata davvero tanto. Ho sperato di rincontrarti, adesso che eravamo entrambe in Germania, ma sono già contenta che siamo riuscite a risentirci per telefono. Sei la persona più dolce e bella che io abbia mai conosciuto. Una delle ultime cose che ti ho detto è che sei speciale e che mi hai sempre fatta impazzire. Avevi tanto da vivere mia piccola Zaira. Avevo immaginato per te una vita felice. So che ce l’avresti fatta, perché, a differenza mia, avevi il coraggio di affrontare le tue paure. Voglio che tu sia un esempio per me. Voglio tornare a mostrare la mia dolcezza e la mia fragilità, senza alcuna paura. Proprio come te. L’ultima cosa che posso fare per te, a parte ricordarti per sempre, è essere me stessa. Te lo devo. Grazie di tutto quello che mi hai fatto vivere.
Una parte di me sarà sempre tua e ripenserò a te con dolcezza.
Riposa in pace, tesoro mio. 
Tua Flavia.

zaira
Mi sembra un secolo fa, un’eternità, eppure è successo la settimana scorsa. Cercavo un significato fra le righe che scrivevi, nei tuoi sorrisi timidi e pieni d’amore. E adesso eccomi qui a cercare un senso alla tua morte. Alcune persone non direbbero “è morta” ma “è andata via”. Io so, però, che tu non saresti mai andata via. Mai mi avresti abbandonata in questo bosco spaventoso e senza via d’uscita che è la vita. Mai avresti pronunciato un addio. Ci siamo dovute salutare, nostro malgrado, ma mi piace immaginarti ferma in un attimo infinito col sorriso sulle labbra. […]  Chissà se dopo la morte non si sente che pace. Io ho sempre immaginato che i morti dormano per sempre. Allo stesso modo mi sono immaginata dormiente nei primi anni di vita. Questo perché non ricordo cosa mi sia successo. Mi piace pensare di aver iniziato a vivere soltanto dal momento in cui ho ricordi. A volte non so distinguere, però, gli incubi dalla realtà. Mi ricordo che avevo quattro anni o forse tre, e due gemelle perfide avevano buttato tutti i pastelli a terra e mi avevano costretto a raccoglierli. I miei ricordi d’infanzia, no, non sono belli. Ho sempre sentito il peso della vita, mi ha accompagnata per così tanto tempo. A volte ancora lo sento, cara Zaira, così come lo sentivi tu, che avevi poca fiducia in te stessa. Ci sono degli attimi, però, in cui provo quella pace di cui ti ho accennato, quella pace costante in cui sei sprofondata, ferma in un attimo eterno di cui sei una parte ed il tutto. Voglio tenere vivo il tuo ricordo, alla ricerca di un equilibrio non più precario, lungo la strada verso questa serenità infinita che m’attende in silenzio.

Il dolore della perdita di un’amica stretta, di una delle persone più importanti della mia vita non può essere resa a parole. Non credevo che potessi perderla così, da un giorno all’altro, ma purtroppo è stato così. E, alle mie difficoltà di expat, si è aggiunto anche questo vuoto nel cuore che dovrò piano piano superare con la consapevolezza, però, che lei sarà sempre in qualche modo con me.

P.S. Vi consiglio di visitare anche il suo blog che forse, più di me, è in grado di dare un’idea della bellissima persona che Zaira era ed è.

E così venne Luglio…

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E si beve anche stavolta…

Stamattina mi sono svegliata con un primo pensiero.

“Ma chi cazzo è questa che dorme a fianco a me?”

Sì, ieri ho bevuto troppo ancora una volta ma per una buona causa: l’approvazione del matrimonio egualitario in Germania. E ho anche fumato un paio di sigarette, ma non ditelo a mia madre, altrimenti mi uccide. Ebbene sì, quando si hanno amiche femministe, queer o semplicemente di sinistra, non è raro che ti trascinino a questi eventi e si sa che per me ogni occasione è buona per festeggiare, da vera italiana come sono.

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Io e il mio amore per gli arcobaleni

Oggi, però, mi sono svegliata con un’ulteriore consapevolezza, ovvero che già siamo a luglio e luglio significa esami, estate (forse) e soprattutto mi fa pensare “Cavolo, questo diavolo di tempo passa così in fretta!” Essendo a luglio ho pensato, dopo il mio post molto generico, di parlare più in dettaglio di cosa mi è successo finora in questa città e, soprattutto, cosa ci faccia in generale qui. Aprile è stato un mese strano perché ho vissuto una ventina di giorni in hotel finché il 2 maggio non mi sono trasferita in studentato, dove tuttora vivo. Le mie colleghe (chiamerò colleghe le mie compagne di università, perché come parola mi piace di più) hanno già imparato che, nonostante viva qui, sono capace di presentarmi a lezione sempre con quei 5-10 minuti di ritardo, perché…beh, non lo so perché, ma io e il tempo proprio non andiamo d’accordo. Ho una coinquilina armena super gentile e disponibile con me che a confronto io mi sento un’asociale e l’affitto non è poi così caro. La zona mi piace, mi sento immersa nella natura ma il centro lo si raggiunge bene con i mezzi. Aprile è volato fra l’inizio dei corsi e qualche faccenda burocratica. Lo stesso aprile ho conosciuto Anne, da me all’inizio soprannominata semplicemente “la Tedesca” perché in effetti era l’unica tedesca della città con cui fossi in contatto. Grazie a lei e frequentando uno Stammtisch, ho iniziato a conoscere sempre più gente e ad avere una vita sociale. Amburgo mi aveva fatto perdere ogni speranza. Credevo che fosse un’impresa impossibile allacciare i contatti con i tedeschi, ma qui, in qualche modo, anche se forse ancora non ho amici degni di questo nome, conosco persone e persone con cui vado d’accordo. Per loro probabilmente sono un gradino sotto a Freundin ma molti gradini sopra a Bekannte e per ora mi va benissimo così. Io che, invece, sono italiana, considero tutti miei amici a priori, a meno che non mi si stia sulle ovaie. Maggio è stato pazzo, letteralmente. Fra serate in discoteca, sesso, gitarelle, incontri vari, sesso (l’ho già detto vero?) mi sono accorta di avere una vita sociale e che questa vita sociale include me e persone tedesche. Neanche il tempo di riflettere più di tanto e che si è presentato giugno che mi ha portata da uno stato di “ma sì, sono giovane, fatemi divertire” a “sono in una fase artistica in cui mi va solo di scrivere” per poi giungere a “sono in lutto per la perdita di una delle persone più care della mia vita” fino a culminare nella attuale fase di “non ho voglia di vedere esseri umani”, che definirei “fase asociale”. Ogni tanto ho questi periodi in cui mi piace trascorrere più tempo con me stessa che con altri. Ma veniamo alle cose belle di giugno. Una delle cose migliori a mio avviso è stata la finale del poetry slam dell’università, in cui ha gareggiato, fra gli altri, anche una mia prof. Sono contenta di aver condiviso questo momento con le mie colleghe, mi ha fatto sentire parte di una comunità e inutile dire che la prof è stata bravissima, mi ha fatta morire dal ridere e, soprattutto, mi è stata d’ispirazione. Mi ha ricordato che mettersi in gioco è la chiave di tutto, indipendentemente dal risultato.

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Questo è un sunto, più disorganizzato che mai, di ciò che è successo in questa bella città del Nordrhein-Westfalen. Per quanto riguarda, invece, il mio studio, frequento un master del dipartimento di Italianistica, che prevede lo studio di linguistica comparata, traduzione e media. Per ora sono soddisfatta anche se, c’è da dire, ho frequentato soltanto un semestre. Il rapporto con i docenti e le colleghe è eccezionale, anche se non sono mancate difficoltà e stress vari, ma comprensibili. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso e penso che, nonostante sarebbe stato più semplice studiare in Italia, sicuramente questa esperienza mi farà crescere e mi darà una marcia in più. E, last but not least, darà una marcia in più al mio tedesco. Sotto sotto, un po’ tedesca lo sono anch’io, no? O almeno ci provo…

P.S. Se volete vedere l’Heinrich-Heine Slam 2017, date un’occhiata qui. A partire dal venticinquesimo minuto, c’è anche la prof! Vi consiglio, in ogni caso, di vedere il filmato fino alla fine!